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Data e Ora: 19-08-2019 18:11:40

Shiatsu e la qualità della vita

LO SHIATSU COME TERAPIA DI SUPPORTO IN PAZIENTI CON D.C.A.

 di Adriana La Porta

 Quello che sto per raccontare è l’esperienza nata dalla necessità di fare la tesi conclusiva del corso di shiatsu ed il sincronico incontro con un medico psichiatra, con formazione Cognitivo-Comportamentale, il tutto nel momento di massima discussione sul progetto di legge sulla regolamentazione delle medicine non convenzionali, che esclude lo shiatsu dalla terapia inserendolo nel settore benessere. Questo e l’esperienza fatta con i pazienti che vivevano il disturbo del comportamento alimentare, mi ha dato le motivazioni per cimentarmi in questo lavoro e poter dire con i fatti quanto questa polemica, a mio parere, sia  avulsa dal senso reale di questo nostro delicato mestiere.

Attraverso lo shiatsu e la MTC noi facciamo “terapia” nella sua accezione originaria e non intesa nel senso medico occidentale; come lo si può evincere dalle definizioni sottostanti:

TERAPIA: deriva dal greco therapeia, der. di therapeuo “io mi prendo cura[1]

TERAPIA: settore della medicina che studia i metodi ed i mezzi per   COMBATTERE e GUARIRE le malattie.[2]

    

Oggi i D.C.A. sono la terza malattia cronica più diffusa fra le donne; moltissime donne giovani hanno atteggiamenti e comportamenti disturbati verso il cibo e l’incidenza dei disturbi dell’alimentazione è cresciuta del 36% ogni cinque anni dagli anni Cinquanta ad oggi.

Per la donna il corpo riveste un’importanza maggiore che nell’uomo; per la donna il corpo è un teatro, luogo in cui agire un disagio che non può essere espresso con le parole. Proprio quando le donne crescono dal punto di vista psichico, viene detto loro di diventare più piccole fisicamente e sono messe a confronto con un’immagine che le mostra passive, erotiche, fragili non minacciose.

     In un’epoca in cui le nostre voglie più impellenti sono quasi completamente staccate dai loro scopi essenziali, in un mondo sempre più attento all’apparire ed alla mercificazione, è più facile contemplare le condizioni dei propri fianchi che quelle dell’anima. E mentre la magrezza è diventata simbolo universale della felicità personale, il peso medio della popolazione è aumentato e l’obesità diventa sempre più un problema sociale.

     Anoressia, bulimia, obesità e BED[3] sono disturbi del comportamento alimentare che hanno come attore il corpo chiamato a rappresentare la percezione alterata di sé. Questo e lo shiatsu, che usa principalmente il linguaggio corporeo, sembrano apparentemente, in antitesi. Ma è proprio questo particolare approccio, relazionale ed energetico, che trova accesso in chi disprezza ciò che forse non è mai stato accudito, in chi soffre di un grande vuoto d’amore e perciò si trincera con barriere fatte di troppo (bulimia) o troppo poco (anoressia), da meccanismi compensativi tipici della tossicodipendenza (BED), o corazze fatte di grasso (obesità).

Prima di addentrarmi nel racconto dei trattamenti descrivo sinteticamente le diverse patologie con le quali mi sono rapportata:

L’anoressia è un rifiuto dei piaceri della vita: relazioni, amicizie, amore, oggetti, cibo. L’anoressia come la bulimia sono malattie dell’amore; del vuoto d’amore. Esse sono il sintomo di qualcosa che nella vita relazionale e familiare è andato in corto circuito. Non sono malattie dell’appetito perché i soggetti hanno una fame indicibile ma che negano.

Attraverso l’invisibilità di un corpo che si asciuga l’anoressica pensa di acquisire una visibilità per tutti quelli che le stanno attorno. Il soggetto deve usare una volontà fortissima, ma in modo mortifero e non creativo, per attuare una forma di suicidio lento e terrificante.

Bulimia significa alimentazione compulsiva. L’abbuffata è definita come un’ingestione episodica, non controllata e rapida, di grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo. L’episodio è concluso da dolore addominale, vomito autoindotto, sonno o da un’interruzione sociale, depressione o disgusto per se stessi. Questi pazienti spesso fanno uso di lassativi o diuretici ed hanno una modalità di alimentazione caratterizzata da abbuffate alternate a digiuni.

Il BED è caratterizzato da una assunzione di un’elevata quantità di cibo associata ad un senso di perdita di controllo sull’atto del mangiare.

La maggior parte dei soggetti con BED è sovrappeso od obeso ed esiste una forte associazione tra disturbo e obesità; essi, generalmente, si rivolgono ai centri specializzati per la cura dell’obesità e non del disturbo dell’alimentazione.

OBESITA’   Per la prima volta nella storia mondiale, il numero delle persone ipernutrite è pari a quello delle sottonutrite. Secondo l’OMS questa malattia interessa circa 300 milioni di adulti nel mondo ed è in costante aumento nei bambini.

All’obesità, che è stata definita “un’epidemia nazionale”, sono legati il diabete, l’ipertensione ed i disturbi neurologici.

L’obesità come corazza per difendersi dai duri colpi della vita, da vicende, vissute o trasmesse, di dolore, fame, violenza sessuale o maltrattamenti; quasi una separazione tra l’io ed il corpo.Nel grasso la comunità vede quasi sempre una colpa specie in un contesto sociale che associa la bellezza alla magrezza e pertanto è facilissimo perdere l’autostima.

Questo per quanto riguarda la visione medico/psichiatrica occidentale.

Il pensiero cinese associa i fenomeni astratti a quelli tangibili: le emozioni sono legate al corpo, hanno origine dagli organi, ed hanno un’azione sul sistema funzionale e organico.Il concetto di QI fa scivolare il punto di vista: ciò che è fisico e ciò che è meta-fisico sono solo espressioni diverse della stessa cosa. Come  Yin e Yang, che non possiedono esistenza autonoma, così anche psiche e soma non sono concepiti come entità distinte ma si definiscono per contrapposizione costituendo un’unità inscindibile e dinamica.

Una forte reazione del Qi agli stimoli emotivi eccessivi, può rompere l’equilibrio armonico delle funzioni degli organi provocando danno a qi, xue, liquidi.

Percorso con lo shiatsu ed i pazienti con DCA

Inizialmente il gruppo era costituito da nove pazienti: un uomo e otto donne; di cui una con anoressia, una con bulimia in remissione, una con obesità e sei con BED.

     E’ stato interessante notare il diverso approccio avuto dai pazienti, rispetto ai trattamenti shiatsu, a seconda del tipo di disturbo, importante usare frequentemente i feedback e spiegare man mano i passaggi, condurli all’ascolto delle variazioni dei punti, delle variazioni del dolore, all’ascolto della propria respirazione e di come l’uso di essa potesse far variare la percezione del dolore.

Si è rivelato molto efficace l’uso delle coppette sia mobili, con ottimi risultati sullo shen, che fisse sui punti di tensione muscolare. Tutti i pazienti hanno gradito molto il soffermarsi del massaggio sui meridiani  delle mani e soprattutto dei piedi.

     E’ stato interessante notare l’approccio comune tra i pazienti obesi. Su cinque soggetti contattati solo una ha accettato di provare il massaggio, senza però ultimare il ciclo. Probabilmente intuivano quanto lo shiatsu li avrebbe messi a confronto con se stessi e scattava il meccanismo difensivo del rifiuto di “guardarsi”.

All’inizio dei trattamenti, di comune accordo con la psichiatra, ho proposto ai pazienti di scrivere le loro impressioni e sensazioni, positive o negative che fossero, per ogni trattamento o a conclusione del ciclo.

L’incontro con questo tipo di sofferenza mi ha portato, inevitabilmente, ad osservare con un’ottica diversa la società che ci circonda. Una società in cui domina l’anestesia, in senso farmacologico innanzitutto. Si prende la pillola appena si avverte il dolore, a volte persino per prevenirlo, il gusto è appannato, i sentimenti anestetizzati, l’ascolto di sé spento. Nell’approccio medico occidentale odierno non si riesce a localizzare l’origine ed il senso del dolore, solo a farlo tacere. Ad anestetizzarlo.  Ma il corpo trova il modo di urlare altrimenti. Sta solo a noi ascoltarlo o subirlo.

Negli ultimi trecento anni la nostra cultura è stata dominata dalla concezione del corpo umano come macchina, da analizzarsi nelle sue va­rie parti. La mente è separata dal corpo, la malattia è vista come un catti­vo funzionamento di meccanismi biologici, e la salute è definita come l'assenza di malattia.

 

CONCLUDENDO:

Questo tipo di esperienza non ha la finalità di dimostrare che lo shiatsu funziona, in quanto è indubbia l’efficacia e noi che operiamo con e attraverso lo shiatsu ne abbiamo conferma giorno dopo giorno, ma è utile per cercare un punto d’incontro con chi opera con la medicina occidentale al fine di donare ai pazienti la possibilità di un rapporto diverso con se stessi ed il proprio dolore.  Nessuno di noi vuole avallare la supremazia di un approccio terapeutico rispetto ad un altro, ma quello che si cerca è un punto d’incontro, e sono fermamente convinta che possa esserci.

 

Frammenti di sensazioni:

“All’inizio è sempre paura, paura di sentire, paura di non sentire, paura perché imparare ad ascoltarmi è uno sforzo faticoso. Questo strano massaggio sembra quasi rimescolare la mia antica sofferenza ed ho voglia di tornare nel mio silenzio perché ho paura di tutta questa energia”.

      “Non esco mai da quella stanza uguale a come sono entrata. Stordita ma riempita. Nulla è più profondo della superficie quando è capace di arrivare al cuore.”

 “ E’ proprio nel toccare che si esprime la più alta delle conoscenze sensibili, i sensi possono ingannare, voci e miragi possono essere percepiti anche quando non esistono realmente, ma toccare è sicuramente l’espressione più tangibile e reale che ci consente di conoscere e verificare. Dello shiatsu è proprio l’educazione al toccare che mi ha coinvolta e sconvolta, sorpresa e messa in crisi”.

       “Lo shiatsu è mutamento, lento e coinvolgente, è come l’acqua cheta che poco a poco riesce a trasformare la fisionomia della terra”

 

 

 

                                                       ADRIANA LA PORTA

                                                    V° congresso CITS Firenze

  Shiatsu e qualità della vita

                                                     5 NOVEMBRE 2005



[1] T. de Mauro -  M. Mancini, Dizionario Etimologico – ed. garzanti

[2] De Felice - Duro, Dizionario della lingua e della civiltà italiana contemporanea – ed. Palumbo

[3] BED: Binge Eating Disorder - Disturbo dell’Alimentazione Incontrollata